LUIGI CHIARELLI.
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LA REGINETTA.
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1929. Corriere della Sera, Rivista mensile: La lettura. Gennaio 1929.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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INTERLOCUTORI:
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ELOISA. MARTA. ROSETTA. MARCO. DUCCIO.
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La scena rappresenta un salotto nella villa di Marco. In fondo c' un'ampia terrazza; e dalla terrazza si vede il mare, vicinissimo..
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Una notte d'estate.
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MARCO: La signora  tornata?
ROSETTA: Non ancora, signore.
MARCO: Avete gi chiuso il cancello?
ROSETTA: No; aspettavamo il ritorno della signora.
MARCO: Chiudetelo; la signora suoner.
ROSETTA: La signora non ha piacere d restare fuori ad attendere che le si apra. D'altronde non pu tardare.
MARCO: Speriamolo!
ROSETTA:  andata ad accompagnare la signora Dora all'Albergo Imperiale: sono due passi.
MARCO: (infastidito) Va bene, va bene!
ROSETTA: Com'era bella! L'ho vista, sa!
MARCO: Chi?
ROSETTA: La signora. Aveva una corona d'oro sul capo.
MARCO: Ah!... E dove l'avete veduta?
ROSETTA: Son venuta al Lido. Non ho saputo resistere. L'idea che la mia signora era stata proclamata Reginetta del Tirreno mi metteva non so che smania addosso. E l'ho voluta vedere anch'io. Le erano tutti intorno, e le facevan festa, e le offrivano bicchieri di champagne... E lei se ne stava tutta felice con quel gran mazzo di fiori in mano, e sorrideva, e parlava, e non sapeva come dividersi tra tanti ammiratori. Aveva l'aria naturale, come se ci fosse abituata a tutti quegli onori, come fosse una vera regina, insomma: ma io che la conosco bene capivo, glielo leggevo negli occhi, che ne era tanto lusingata. Oh, se ne ricorder per tutta la vita di questa serata. Che soddisfazione per una donna.
MARCO: (nervoso) Datemi le sigarette.
ROSETTA: Eccole. E mi pare che un po' d'onore ne venga anche a me, che sono la sua cameriera, che l'ho aiutata a vestirsi per recarsi a quella festa.
MARCO: E i fiammiferi.
ROSETTA: (gli si avvicina con un fiammifero acceso) Come si chiamano le cameriere delle regine?
MARCO: Accidenti!...
ROSETTA: Eh?
MARCO: Volete bruciarmi il naso con codesto fiammifero? Date qua.
ROSETTA: Oh, scusi!... (Gli d la scatola dei fiammiferi.) Volevo fare una cosa gentile.
MARCO: Bruciandomi il naso?
ROSETTA: Le pare!... Porgendole il fiammifero acceso.
MARCO: Siete la pi maldestra di tutte le cameriere.
ROSETTA: La signora  di un'altra opinione.
MARCO: Me ne infischio. E ancora non si vede!
ROSETTA: Non pu tardare; si calmi,
MARCO: Io non ho nessun bisogno di calmarmi, e soprattutto di sentirmelo dire da voi!
ROSETTA: Invece di essere allegro perch la signora l'han fatta Reginetta...
MARCO: Sono allegrissimo, ma voi mi seccate.
ROSETTA: Poteva dirmelo subito che non avrei perso tanto fiato a dirle le mie impressioni. Lei, con quel carattere che ha stasera, non la farebbero certo Re.
MARCO: Re degli imbecilli, mi faranno.
ROSETTA: Lei esagera, ora.
MARCO: Non sta a voi il dirmelo.
ROSETTA: Allora mi dica addirittura che non devo parlare, e tacer. Oh, non dubiti, non aprir pi bocca, non sentir mai pi la mia voce!... A me basta dirmele una volta le cose! Son troppo orgogliosa, sa!... Non devo parlare? Non vuol che parli? Silenzio per tutta la serata, per tutta la vita. D'altronde, se crede che mi diverta parlare!... Facevo cos, per distrarla un po', ch avevo visto il suo umor nero; per educazione!... E questa  la ricompensa!... Quando si dice...
MARCO: Si dice, che cosa?
ROSETTA: Niente!... Vuole che taccia? Taccio. Volevo dire: quando si dice l'ingratitudine!... Ma lei non mi ha lasciato finire la frase, me l'ha strozzata sul pi bello, mi ha gelata!... E s, che mi esprimevo con un tal garbo che...
MARCO: Basta!...
ROSETTA: Oh, senta: che io debba lacere, lei me l'ordina, e io, che sono la cameriera, va bene, taccio; ma che poi mi debba tagliare addirittura la lingua, questo mi sembra davvero pretender troppo. Il rispetto, l'obbedienza, hanno dei limiti, alla fine. Non sono mica una schiava! Cameriera; e quando ho fatto il mio dovere di cameriera, quando ho accudito al mio servizio in modo inappuntabile, come diciamo noi, di rimproveri, di pretese assurde, non ne voglio sentire.  come se a lei dicessero...
MARCO: Auff!...
ROSETTA:  naturale: debbo tacere, e taccio. Ma se potessi dirle il mio pensiero lei sarebbe subito convinto. Invece... resti pure della sua idea!...
MARCO: Oh, finalmente!... Andate incontro alla signora.
ROSETTA: La mia regina!... (Esce di corsa.)
MARCO: Non  una cameriera, questa:  un grammofono!... (Accende un'altra sigaretta. Poi prende un atteggiamento di giudice severo, e aspetta cos che sua moglie gli compaia dinnanzi.)
ROSETTA:  il signor Duccio.
MARCO: Ah!...
ROSETTA: (a Duccio che ancora non  in vista) Favorisca, signore, venga pure. Ha avuto proprio un'eccellente idea di venire a tenere un po' di compagnia al signore che questa sera  di un umore insopportabile. (A Duccio che entra) Lei  un vero amico!... (Duccio non le bada: e basta guardarlo per capire che anch'egli  molto contrariato) Ho veduto anche lei, sa, alla festa della Reginetta!...
DUCCIO: (dandole un'occhiata di traverso) Ah!
ROSETTA: Devo proprio farle i miei complimenti; visto da lontano sembrava un bellissimo giovanotto; ed elegante, poi, che non c'era davvero nulla da ridire.
DUCCIO: (infastidito) Grazie.
ROSETTA: Ma la signora! ha visto che splendore?
MARCO: (a Rosetta, urlando) Basta! Andate via!...
ROSETTA: (remissiva, ma dignitosa) Basta; vado. (A Duccio) Ha visto? Ha sentito? Guardi lei se riesce a rabbonirlo un po'. Essere cos rabbiosi in una serata come questa, che  venuta la gloria in famiglia; non c' proprio senso! (Di nuovo a Duccio) Mi raccomando a lei. (Esce.)
MARCO: Oh!... (I due uomini restano lungamente in silenzio.)
DUCCIO: Io... son venuto a salutarti.
MARCO: Parti?
DUCCIO: (spazientito) Chi ha detto che parta?... A darti la buonanotte.
MARCO: (aspro) E c' bisogno d'andare in collera per questo? Non parti? Buon riposo.
DUCCIO: Io non vado in collera. Ma uno va a dare la buonanotte ad un amico, e si sente domandare: parti?
MARCO: Se resti, tanto meglio.
DUCCIO: Lo dici con un tono... Come se volessi dire: se te ne vai mi fai un piacere.
MARCO: Auff!...
DUCCIO: D'altronde, me ne vado. Ho sonno, e ho mal di capo.
MARCO: Prendi il piramidone.
DUCCIO: Lo sai benissimo che non ne prendo, io, di piramidone.
MARCO: (Stizzito) Nemmeno io ne prendo, e non mi arrabbio per questo!
DUCCIO: E allora perch lo consigli agli altri?
MARCO: Io ti consiglio di non seccarmi. Oh!...
DUCCIO: Ti dico che ho mal di capo, e ti secco? Che amico!...
MARCO: L'amicizia non c'entra.
DUCCIO: Il piramidone!... Il piramidone!... Baster che dorma! Col sonno il mal di capo mi passa. D'altronde la causa di questo mal di capo  il temporale che c' in aria. Se il temporale scoppia, mi passa.
MARCO: Ecco: dovremo subire tuoni, lampi, fulmini e poi il diluvio, perch il signore guarisca del suo mal di capo, poverino! La citt allagata, gli stabilimenti dei bagni devastati, le imbarcazioni a picco, la fine nel mondo, insomma, perch lui ha il mal di capo! Sei d'un egoismo!...
DUCCIO: Ragioni come una scarpa!...
MARCO: E per giunta m'insulti!
DUCCIO: Non ti rispondo perch ho bisogno di restare tranquillo, altrimenti, invece di passare, il mio mal di capo cresce, e tu allora sarai soddisfatto. Stavo cos bene, oggi!... Gi, non avrei dovuto bere tutto quello champagne stasera.
MARCO: Confessa che sei ubriaco, e ci saremo intesi.
DUCCIO: Ubriaco? Ubriaco io? Ho l'aria di essere ubriaco? Io ragiono benissimo; tu invece, dal tuo modo di parlare, si direbbe...
MARCO: Gi, tu hai bevuto e io sono ubriaco! Lo vedi che invece ragioni malissimo? Lo vedi che fai dei discorsi da ubriaco? Sei convinto? Invece di andare alle feste  meglio, per l'avvenire, che tu vada a letto; invece di bere champagne, bevi acqua; costa meno, non fa male alla salute, e non rende gli uomini fastidiosi!... La verit  che sei vecchio, e vuoi fare il giovanotto!
DUCCIO: Senti chi parla!...
MARCO: A quarant'anni un uomo  vecchio.
DUCCIO: Dillo a te stesso che li hai. Io, per conto mio, ho tempo dinnanzi a me!
MARCO: Oh, passati i trenta  come se se ne avessero quaranta. E poi quando uno  ridotto come te, con quel mal di capo, e si sbornia con un solo bicchiere di champagne,  come se li avesse passati i quaranta. Va' a letto presto, la sera, e curati.
DUCCIO: (ironico) Va bene!...
MARCO: E mettiti il berretto da rotte.
DUCCIO: Va bene!
MARCO: E bevi una camomilla ben calda!
DUCCIO: Va bene!...
MARCO: E rassegnati ad esser vecchio. Sappi esser vecchio con dignit!
DUCCIO: Come un senatore romano.
MARCO: Mi fai pena! E pensare che mia moglie ti trova spiritoso!
DUCCIO: T'inganni. Stasera mi ha detto che sono noioso.
MARCO: Ce n' voluto del tempo, perch se ne accorgesse!...
DUCCIO: Meglio tardi che mai, non  vero?
MARCO: Appunto.
DUCCIO: Grazie.
MARCO: E a che proposito ti ha dato questa notizia?
DUCCIO: Poco fa, all'Imperiale, perch le avevo proposto di tornare a casa.
MARCO: Ah!... Intende restare l ancora per molto?
DUCCIO: Non so. L'ho lasciata che ballava.
MARCO: Bravo!... Io ti affido mia moglie, ti prego di riaccompagnarla a casa, e invece la pianti e te ne torni solo.
DUCCIO: Secondo te, invece, avrei dovuto passare il resto della notte a quel ballo, col sonno che ho, e il mal di capo...
MARCO: Gi, che aspetta che si scateni il temporale per passare. Ma... sei sicuro di essere un gentiluomo?
DUCCIO: Che cosa intendi dire?
MARCO: Intendo dire che un gentiluomo non abbandona una signora di notte, in una festa, e se re va.
DUCCIO: Mi ha insultato!
MARCO: Noioso?... Avrebbe dovuto dirti che sei un...
DUCCIO: Un?... Avanti, di'.
MARCO: Perch, hai voglia di offenderti, per giunta? Ci mancherebbe altro!
DUCCIO: Anzi, ti devo ringraziare, non  vero?
MARCO: E adesso, chi la riaccompagner a casa?
DUCCIO: Non lo so. Oh, ma non torner sola, sta' certo. Aveva, intorno, una tal folla di bellimbusti...
MARCO: Me ne infischio, io, dei bellimbusti:  di te che parlo, sei tu il responsabile.
DUCCIO: Responsabile di che?
MARCO: Di tutto. E per cominciare, chi le ha dato l'idea di concorrere per la nomina a Reginetta?
DUCCIO: Io? Tu, sei stato.
MARCO: Sei in mala fede. Quando mi ha parlato della cosa io mi sono limitato a non oppormi.
DUCCIO: Non  vero, l'hai incoraggiata.
MARCO: Ma chi le ha suggerito l'idea? Tu.
DUCCIO: Le donne han proprio bisogno di certi suggerimenti! Tu, che sei il marito, dovevi opporti.
MARCO: Le faceva piacere, non c'era ragione che mi opponessi; non sono mica un tiranno!
DUCCIO: E allora di che ti lamenti?
MARCO: Sei un idiota!... Mi lamento forse?
DUCCIO: Ah, no?
MARCO: Dico soltanto che avrei preferito che tutto ci non fosse accaduto. E la colpa  tua.
DUCCIO: Daccapo?
MARCO: S. (Rifacendo le voce di Duccio) "Ah, lei sar certamente nominata Reginetta! Chi  pi bella, chi pi elegante di lei? Sar un trionfo!..." E avanti di questo passo.
DUCCIO:  naturale. Dovevo dirle che  brutta, che non  elegante? Non ci avrebbe creduto; e per giunta avrei anche stupidamente mentito.
MARCO: E il risultato eccolo qui. Ha perduto la testa! Oh, la vanit delle donne! E adesso chi sa a che ora torner a casa!
DUCCIO: Mah!
MARCO: E per completare l'opera tu la lasci sola, e te ne vieni qui: a far che?
DUCCIO: A sentire le tue bestialit!... Hai voluto essere il marito della Regina? Hai voluto essere il principe consorte? Peggio per te! Adesso sopporta le stravaganze di tua moglie, e i suoi adoratori, e tutto il resto. Sei proprio uno stupido.
MARCO: Ah, s? Sono anche uno stupido?... Ebbene, guarda un po': io me ne vado a dormire, e tanti saluti! Faccia quello che vuole, torni a casa a l'ora che pi le piace, me ne infischio! E tu, crepa, col tuo sonno, il tuo mal di capo e la tua sbornia. Oh!... (Esce.)
DUCCIO: (guardandolo uscire) Che razza di cretino!... (Dopo un silenzio) E io, che ci faccio qui? Oh, la mia povera testa!... (Chiamando) Rosetta!...
ROSETTA: (che certamente era dietro l'uscio in ascolto, entra subito) Son qua.
DUCCIO: Ah!...
ROSETTA: Che cosa desidera?
DUCCIO: Non lo so.
ROSETTA: Oh, bella!.. E il signor Marco?
DUCCIO:  andato a dormire, credo. Aveva bevuto troppo, era ubriaco, ed  andato a dormire.
ROSETTA: A lei le cpitan tutte le fortune!
DUCCIO: Perch?
ROSETTA: Perch cos potr stare un po' solo con la signora; con una Reginetta, nientemeno!...
DUCCIO: Bella soddisfazione!
ROSETTA: Come sarebbe a dire? Non ne  orgoglioso?... (Tende l'orecchio) Ecco la signora! (Esce.)
DUCCIO: Finalmente!
ELOISA: (a Duccio, entrando) Ah, siete qua, voi?
DUCCIO: Se non m'inganno, sono qua; appunto.
ELOISA: E Marco?
DUCCIO: (freddo) Non so,  andato a dormire.
ELOISA: A dormire?... E vi ha lasciato qui, voi, ad aspettarmi?
DUCCIO: Non mi ci ha lasciato: ci sono restato.
ELOISA: (ironica) Siete pieno di iniziative, stasera.
DUCCIO: Vi dispiace?
ELOISA: Oh, mi  indifferente.
DUCCIO: Siete d'una cortesia che fa spavento.
ELOISA: Siatemene grato, dunque.
DUCCIO: Vi avverto che Marco  furioso.
ELOISA: E perch?
DUCCIO: Domandate perch? Vi sembra questa l'ora di tornare a casa, e sola, per giunta?
ELOISA: Mio marito ha ragione; dovevate attendermi.
DUCCIO: Anche voi?
ELOISA: Anch'io, naturalmente. Perch ve ne siete andato?
DUCCIO: Perch ho capito d'essere considerato come un importuno.
ELOISA: Non  una novit.
DUCCIO: E quando v'ho invitata a tornare a casa, mi avete risposto che ero un noioso.
ELOISA: Nemmeno questa  una novit.
DUCCIO: Eccola, invece, la novit: che io sono innamorato di voi, e che non posso tollerare...
ELOISA: E anche questa  una cosa vecchia; e se da un po' di tempo a questa parte siete diventato un importuno, se un'ora fa vi ho detto che siete noioso,  proprio per questo.
DUCCIO: Ah!
ELOISA: Gi!
DUCCIO: Ed io che credevo...
ELOISA: V'ingannavate.
DUCCIO: E m'ingannavo anche quando con teneri sorrisi ed occhiate maliziose mi davate a sperare che un giorno mi avreste corrisposto?
ELOISA: Evidentemente.
DUCCIO: O non  stata piuttosto codesta corona di cartapesta che avete sul capo a cambiarvi le idee?
ELOISA: Sar di cartapesta, come voi dite, questa corona, ma essa sta comunque a testimoniare che sono la donna pi bella che ci sia in questo momento sulla spiaggia.
DUCCIO: Oh!
ELOISA: Voi, proprio voi che facevate parte della giuria, l'avete proclamato. E gli altri giudici anche.
DUCCIO: Eravamo cinque imbecilli.
ELOISA: D'accordo. Ma la votazione del pubblico? Tutti imbecilli, anche quelli?
DUCCIO: Mah!
ELOISA:  stato un plebiscito.
DUCCIO: Gi: verdetto di giudici e di popolo!
ELOISA: Appunto.
DUCCIO: Ebbene, volete saperlo quanto mi costa il vostro plebiscito?
ELOISA: Eh?
DUCCIO: Cinquemila lire, mi costa, quel plebiscito; cinquemila!
ELOISA: Come sarebbe a dire?
DUCCIO: Sarebbe a dire che ho dovuto comperare cinquemila lire di biglietti perch voi foste eletta; biglietti che, dopo averci scritto su il vostro nome, sono stati messi nell'urna.
ELOISA: Non  vero.
DUCCIO: M'avete spinto a dirvelo? Tanto peggio!... Eccolo il vostro plebiscito! (Un silenzio tempestoso.)
ELOISA: (con veemenza) Andate via! Siete un mascalzone! Andate via; e non rimettete pi il piede in questa casa!... Via!...
DUCCIO: Ah, cos mi ringraziate?
ELOISA: Andate via, v'ho detto!...
DUCCIO: Va bene, Ma prima d'andarmene vorrei sapere chi  il vostro nuovo spasimante.
ELOISA: Eh?
DUCCIO: Gi: c' stato un altro signore che pure ha comperato cinquemila lire di biglietti perch voi foste eletta regina. Chi? Non lo so. Ma ho fatto il conto delle persone che erano alla festa, ho aggiunto i biglietti da me comperati, e mi sono accorto che, tutto sommato, s'era ancora lontani dal numero di biglietti che sono stati messi nell'urna. Ho calcolato che la differenza era intorno alle cinquemila lire di biglietti. Chi li aveva comperati? Chi poteva avere interesse a farvi una cosa gradita? Sarei curioso di conoscerlo, questo dongiovanni.
ELOISA: (gli d uno schiaffo) Eccolo!...
DUCCIO: (passandosi la mano sulla guancia colpita) Ah,  un boxeur!
ELOISA: Ne volete un altro?
DUCCIO: No, grazie; ho capito.
ELOISA: E adesso: quella  la porta.
DUCCIO: (guardando la porta) Eh, la vedo!
ELOISA: Via!...
DUCCIO: Pazienza!... Bene impiegate le mie cinquemila lire!... Buona fortuna, maest!... (Esce.)
ELOISA: (dando sfogo alla sua collera) Che mascalzone!... Che mascalzone!... (Un silenzio) Ma allora... la mia elezione... una farsa... una farsa che  costata diecimila lire!?... (Prende uno specchio, e vi si guarda a lungo. Poi chiama) Rosetta?
ROSETTA: (entrando) Signora?...
ELOISA: Rosetta... tu mi vuoi bene, non  vero?
ROSETTA: Me lo domanda?
ELOISA: Ebbene, guardami... e dimmi la verit: ti sembro veramente bella?
ROSETTA: Oh, signora!
ELOISA: La pi bella di tutte quelle che sono sulla spiaggia?
ROSETTA: La pi bella.
ELOISA: Tanto da essere eletta Reginetta?
ROSETTA: Imperatrice, signora, imperatrice!... C' forse dubbio?
ELOISA: (con un brusco cambiamento) Va, va'! son proprio stupida a domandarti certe cose!... Va', ti ho detto!
ROSETTA: Vado!... (Esce.)
ELOISA: La verit! Chi me la dir la verit? (Torna a guardarsi nello specchio.) La verit!... (Cercando col pensiero) Chi pu essere l'altro che ha comperato cinquemila lire di biglietti? Oh,  certo il conte Belluzzi!... Che idea!... (Si guarda ancora nello specchio. Depone con un gesto deciso lo specchio su un mobile, e chiama) Rosetta?
ROSETTA: (entrando) Signora?
ELOISA: Dov' il signore?
ROSETTA: Ha detto che andava a dormire.
ELOISA: Andate a vedere; e se  ancora sveglio pregatelo di venire qua. (Rosetta esce. ELOISA:  prende di nuovo lo specchio, vi si guarda per un momento, poi si distrae dietro i suoi pensieri.)
MARCO: (entrando) Ah, sei qua? Credevo che non tornassi pi, che restassi fuori tutta la notte!... E Duccio?
ELOISA:  andato via. Anzi mi farai il piacere di allontanarlo un po' da noi, perch di amici che mi fanno dei sermoni non ne ho proprio bisogno.
MARCO: Sermoni? Altro che sermoni ti meriti!
ELOISA: Anche tu?
MARCO: Ah, ti sorprende? Si direbbe che tu abbia perduto la testa per questa carnevalata!
ELOISA: Prima di concorrere non ti ho forse chiesto il permesso?
MARCO: Ma il permesso di fare la stupida con tutti i giovanotti che ti ronzano intorno, di star fuori la notte, sola, non te l'ho dato, se la memoria mi serve ancora.
ELOISA: Ora sei ingiusto.
MARCO: Ti sembra?... E levati quella corona!
ELOISA: (con voce dolce) Che ne dici... credi che io l'abbia veramente meritata?
MARCO: (stringendosi nelle spalle) Mah!...
ELOISA: Non sono la pi bella?
MARCO: Non lo so! (Si siede, infastidito, e accende una sigaretta.)
ELOISA: Che modo di rispondere!...
MARCO:  per dirmi queste sciocchezze che m'hai fatto chiamare?
ELOISA: Sciocchezze! Per una donna non sono sciocchezze, queste!
MARCO: Per me s, invece.
ELOISA: Non sei gentile!
MARCO: Lo sono stato anche troppo!
ELOISA: Non vuoi dirmi, dunque, se, a parer tuo, io sono la pi bella?
MARCO: Auff!...
ELOISA: Rispondi!
MARCO: Non sei stata nominata Reginetta? Che altra risposta vuoi?
ELOISA: Non mi basta. Non sempre si giudica secondo giustizia; spesso invece si trionfa per camorra, corruzione... Si possono, per esempio, comperare, non so, cinquemila lire di biglietti, e far riuscire chi si vuole.
MARCO: (tradendosi) Chi te l'ha detto?
ELOISA: (sorpresa) Eh?
MARCO: Ebbene, se ho fatto questo... sono stato uno stupido!...
ELOISA: (con voce quasi spenta dallo stupore) Eh?!... (Un lungo silenzio, ELOISA:  si lascia cadere su una sedia.)
MARCO: Uno stupido!... (Ed esce sulla terrazza.)
ELOISA: Tu!... (resta a lungo assorta, Quindi si toglie la corona e la depone su un tavolo. Poi si leva, e chiama) Marco?
MARCO: (volgendosi) Che c' ancora?
ELOISA: Vieni qui. (Gli prende le mani, dolcemente, e dopo averlo guardato negli occhi, voce piena di tenerezza) Marco... vuoi che partiamo domani... che lasciamo questo paese... questa gente... e ce ne andiamo noi due, soli, in un luogo dove non ci conosca nessuno... noi due, soli?...
MARCO: Dici davvero?
ELOISA: Davvero: noi due, soli!... (E gli getta le braccia al collo.)
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FINE.